La tredicesima è la mensilità in più che i lavoratori dipendenti ricevono ogni anno a dicembre, insieme o accanto allo stipendio del mese. Si chiama anche gratifica natalizia, spetta a chi ha un contratto di lavoro subordinato e viene pagata anche ai pensionati. Il suo importo però non è sempre uguale a uno stipendio pieno: dipende dai mesi lavorati, dalle assenze dell'anno e da come viene tassata. Ecco come funziona, con esempi di calcolo e le regole da conoscere.

Cos'è la tredicesima e da dove nasce

La gratifica natalizia ha una storia lunga. È comparsa per la prima volta nel contratto collettivo del 5 agosto 1937, riservata agli impiegati dell'industria. Nel 1946 un accordo interconfederale l'ha estesa agli operai e con il d.P.R. n. 1070 del 1960 è diventata obbligatoria per tutti i lavoratori dipendenti, con efficacia generale.

Oggi la ricevono i dipendenti pubblici e privati, con contratto a tempo determinato o indeterminato. Non spetta invece ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti con partita IVA e ai collaboratori occasionali, perché non hanno un rapporto di lavoro subordinato. Le regole di dettaglio, come la data di pagamento e le voci che entrano nel calcolo, sono fissate dal contratto collettivo nazionale (CCNL) del proprio settore.

Da non confondere con la quattordicesima: quella non è prevista dalla legge per tutti i lavoratori, ma solo da alcuni contratti collettivi, che ne fissano importo e tempi.

Come si calcola la tredicesima

La tredicesima matura mese per mese, da gennaio a dicembre. Per ogni mese di lavoro si accantona un rateo pari a un dodicesimo della retribuzione mensile lorda. La formula di base è quindi semplice: retribuzione mensile lorda moltiplicata per i mesi lavorati e divisa per 12.

Secondo la regola adottata dalla maggior parte dei contratti, un mese conta come intero se nel mese si sono lavorati almeno 15 giorni di calendario. Sotto questa soglia il mese non dà diritto al rateo. Chi ha lavorato tutto l'anno riceve quindi una mensilità piena, chi è stato assunto in corso d'anno ne riceve una parte.

Nel calcolo entrano gli elementi fissi e continuativi dello stipendio: paga base, contingenza, scatti di anzianità, superminimo ed eventuali assegni ad personam. Le voci occasionali, come gli straordinari non continuativi, le una tantum e i rimborsi spese, di regola restano fuori. Per chi lavora part-time l'importo è proporzionale all'orario previsto dal contratto.

Esempi di calcolo

Nella tabella alcuni casi con uno stipendio lordo di 2.000 euro al mese. Gli importi sono lordi, cioè prima di contributi e tasse.

SituazioneMesi che maturanoTredicesima lorda
In servizio da gennaio a dicembre122.000,00 euro
Assunto il 10 marzo (22 giorni a marzo)10 (da marzo a dicembre)1.666,67 euro
Assunto il 20 marzo (12 giorni a marzo)9 (da aprile a dicembre)1.500,00 euro
Rapporto chiuso il 30 giugno6 (da gennaio a giugno)1.000,00 euro
Part-time al 50% tutto l'anno (stipendio 1.000 euro)121.000,00 euro

Chi si dimette o viene licenziato non perde quanto ha già maturato: ha comunque diritto ai ratei della tredicesima accumulati fino alla fine del rapporto, anche se ha lavorato meno di dodici mesi.

Quando arriva la tredicesima

Nel settore privato la data esatta la decide il contratto collettivo, ma di norma la tredicesima viene pagata in busta paga a dicembre, prima di Natale. Il giorno preciso, quindi, può cambiare da un settore all'altro.

Per i pensionati la data è più prevedibile: la tredicesima arriva con la rata di pensione di dicembre, accreditata dall'INPS il primo giorno bancabile del mese. Nel 2025, per esempio, il pagamento è avvenuto il 1° dicembre.

Le assenze che fanno maturare la tredicesima (e quelle no)

Non tutti i giorni di assenza riducono la tredicesima. Le ferie, le festività, il congedo matrimoniale, la malattia e l'infortunio (nei limiti del periodo di comporto) continuano a far maturare i ratei. Lo stesso vale per il congedo di maternità obbligatorio.

Diverso il discorso per il congedo parentale, la cosiddetta maternità facoltativa: il decreto legislativo 151 del 2001 lo considera ai fini dell'anzianità di servizio, ma esclude gli effetti sulle ferie e sulla tredicesima. Non maturano ratei nemmeno durante le aspettative non retribuite e le assenze ingiustificate.

Consiglio: per controllare l'importo, confronta il cedolino di dicembre con i mesi effettivamente lavorati e con le assenze dell'anno. Se qualcosa non torna, chiedi chiarimenti all'ufficio del personale o fatti aiutare da un sindacato o da un CAF, che possono verificare le regole del tuo contratto collettivo.

Quanto è tassata la tredicesima

Molti lavoratori si accorgono che la tredicesima netta è più bassa di uno stipendio netto normale, anche a parità di lordo. Il motivo è fiscale. La tredicesima è soggetta ai contributi previdenziali e all'IRPEF ordinaria, ma su di essa non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente e per familiari a carico, che sono già state distribuite sulle dodici mensilità ordinarie. Il risultato è una trattenuta proporzionalmente più alta.

Per il 2026 le aliquote IRPEF sono tre: 23% fino a 28.000 euro di reddito, 33% tra 28.000 e 50.000 euro e 43% oltre i 50.000 euro. Il taglio del secondo scaglione dal 35% al 33%, deciso con la legge di bilancio 2026, si riflette anche sulla tassazione della tredicesima di chi ha redditi di fascia media.

Per la manovra 2027 il governo sta valutando un'imposta agevolata sulle tredicesime dei redditi più bassi, con un'aliquota del 15% o del 10% e una soglia di reddito ancora da definire. Al 27 ottobre 2026 si trattava solo di un'ipotesi allo studio della maggioranza, non di una norma in vigore: le regole definitive dipenderanno dal testo della legge di bilancio approvato dal Parlamento.

La tredicesima dei pensionati

Anche i pensionati ricevono la tredicesima, pagata dall'INPS insieme alla rata di pensione di dicembre e calcolata sull'assegno in godimento. A chi ha pensioni basse e redditi entro determinati limiti l'INPS versa inoltre, sempre a dicembre, un importo aggiuntivo di 154,94 euro previsto dall'articolo 70 della legge 388 del 2000.

Questo importo viene pagato in via provvisoria, sulla base dei redditi già noti all'istituto, e poi verificato: se il diritto non viene confermato, l'importo può essere rettificato. Nel cedolino di dicembre 2025 compariva con la dicitura importo aggiuntivo Legge 388/2000. Per sapere se spetta nel proprio caso conviene controllare il cedolino nell'area personale INPS o rivolgersi a un patronato.

Domande frequenti

La tredicesima spetta anche a chi è assunto da pochi mesi?

Sì, ma in misura ridotta. Si ricevono tanti dodicesimi quanti sono i mesi lavorati nell'anno, contando di norma come mese intero quello in cui si sono lavorati almeno 15 giorni.

Perché la tredicesima netta è più bassa dello stipendio?

Perché sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente e per familiari a carico, già riconosciute sugli stipendi mensili. Contributi e IRPEF, invece, si pagano normalmente.

Durante la malattia la tredicesima matura?

Sì, la malattia e l'infortunio fanno maturare i ratei entro i limiti del periodo di comporto. Non li fanno maturare, invece, il congedo parentale, le aspettative non retribuite e le assenze ingiustificate.

Se lascio il lavoro perdo la tredicesima?

No. Si ha diritto ai ratei maturati fino alla data di cessazione, calcolati con la stessa regola dei mesi lavorati.

I pensionati ricevono la tredicesima?

Sì, con la pensione di dicembre. Chi ha pensioni e redditi bassi può ricevere anche l'importo aggiuntivo di 154,94 euro, che l'INPS verifica in un secondo momento. Per la situazione personale è sempre bene chiedere a un patronato o all'INPS.

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