I temporali sono fenomeni meteorologici che possono svilupparsi rapidamente e portare fulmini, raffiche di vento, grandine e piogge molto intense su aree ristrette. Capire come si formano, come funziona il sistema di allerta della Protezione Civile e quali comportamenti adottare quando il cielo si fa scuro aiuta a ridurre i rischi, in città come in montagna o al mare.
Che cos'è un temporale
Per l'Organizzazione Meteorologica Mondiale il temporale è definito da una o più scariche elettriche improvvise, che si manifestano con un lampo di luce (il fulmine) e con un suono secco o rimbombante (il tuono). Il temporale non coincide quindi con la pioggia forte: una precipitazione intensa da nubi convettive senza lampi e tuoni è un rovescio, non un temporale.
La stessa definizione internazionale lega i temporali alle nubi cumulonembo e precisa che di solito sono accompagnati da precipitazioni a carattere di rovescio, che possono arrivare al suolo come pioggia, neve, neve tonda, piccola grandine o grandine.
Come si forma: il ruolo del cumulonembo
Secondo l'Atlante internazionale delle nubi dell'OMM, il cumulonembo è una nube densa e pesante, con un grande sviluppo verticale, a forma di montagna o di enormi torri. La sua parte superiore è quasi sempre appiattita e spesso si allarga a forma di incudine; la base è spesso molto scura. Perché si sviluppi servono tre ingredienti, descritti anche dal servizio di ricerca meteorologica statunitense NOAA/NSSL:
- umidità nei bassi strati dell'atmosfera;
- aria instabile, cioè aria che, una volta spinta verso l'alto, resta più calda e leggera di quella circostante e continua a salire;
- un meccanismo di sollevamento, come i rilievi o il confine tra masse d'aria diverse (calda e fredda, umida e secca).
Il ciclo di vita si divide in tre fasi. Nella fase di sviluppo il cumulo cresce in altezza grazie alla corrente ascendente, con poca o nessuna pioggia. Nella fase di maturità iniziano le precipitazioni, che trascinano verso il basso aria fredda: questa corrente discendente si allarga al suolo formando il cosiddetto fronte delle raffiche. È la fase in cui sono più probabili grandine, piogge intense, fulmini e venti forti. Nella fase di dissipazione la corrente discendente prevale, la pioggia diminuisce, ma i fulmini restano un pericolo.
Esistono anche temporali che non si esauriscono dopo la maturità. Il Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare descrive i temporali autorigeneranti: sistemi che restano quasi fermi e si riformano continuamente sullo stesso settore, alimentati da un apporto costante di aria calda e umida, spesso in arrivo dal mare o dalle pianure. Possono organizzarsi in sistemi convettivi a mesoscala, che secondo l'Aeronautica possono durare anche 6–12 ore o più. Questi sistemi sono comuni soprattutto nelle regioni mediterranee, dove sono tra le principali cause di alluvioni improvvise, in particolare lungo le coste.
I fenomeni associati
| Fenomeno | Che cosa succede | Rischio principale |
|---|---|---|
| Fulmini | Scariche elettriche dentro la nube, tra nubi o tra nube e suolo | Folgorazione diretta o indiretta, incendi, danni agli impianti |
| Raffiche di vento | L'aria fredda che scende con la pioggia si allarga al suolo | Caduta di alberi, rami, tegole, strutture leggere |
| Grandine | Gocce trascinate in alto dalla corrente ascendente congelano e si accrescono | Danni a veicoli, coperture, colture; ferite alle persone |
| Piogge intense | Grandi quantità d'acqua in poco tempo su un'area ristretta | Allagamenti di strade, sottopassi e scantinati, piene improvvise di torrenti |
Sui fulmini l'Aeronautica Militare spiega che nascono dalla separazione delle cariche elettriche nel cumulonembo, dovuta agli urti tra cristalli di ghiaccio, gocce d'acqua sopraffusa (liquida sotto zero) e graupel, i granuli di ghiaccio che si formano quando l'acqua sopraffusa congela al contatto. Circa il 70% delle scariche resta all'interno della nube; quelle tra nube e suolo sono le più pericolose per le persone e le infrastrutture. Il tuono è prodotto dalla rapidissima espansione dell'aria riscaldata dal passaggio della corrente.
Il sistema di allerta meteo-idro in Italia
In Italia le previsioni del rischio legato a piogge e temporali seguono un sistema nazionale. Il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento della Protezione Civile emette ogni giorno, di norma entro le 16, il bollettino di criticità idrogeologica e idraulica; i Centri Funzionali decentrati delle Regioni fanno le proprie valutazioni. I livelli di allerta per il territorio sono stabiliti dai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, mentre al Sindaco spetta attivare il piano comunale di protezione civile e informare la popolazione.
I livelli sono quattro e sono indicati con un colore, come riporta la tabella delle allerte della Protezione Civile:
| Colore | Criticità | Vale per i temporali? |
|---|---|---|
| Verde | Assente | Sì |
| Gialla | Ordinaria | Sì |
| Arancione | Moderata | Sì, è il livello massimo per i temporali |
| Rossa | Elevata | No: si applica al rischio idrogeologico e idraulico |
Per i temporali non è prevista l'allerta rossa: secondo la Protezione Civile, quando i fenomeni sono così intensi e diffusi rientrano già nello scenario rosso per rischio idrogeologico, con effetti e danni analoghi. Come ricorda il servizio Allerta Meteo dell'Emilia-Romagna, le previsioni dei temporali restano molto incerte su luogo, tempi e intensità.
Consiglio: l'allerta ufficiale per il proprio comune è quella stabilita dalla Regione e diffusa anche dal Comune: nei giorni di maltempo conviene controllare questi canali, perché un'app meteo generica non riporta il livello di allerta deciso per il territorio.
Cosa fare durante un temporale
Le indicazioni della Protezione Civile su temporali e fulmini partono da una regola semplice: se si vede un lampo il temporale può essere ancora lontano ed è il momento di allontanarsi per tempo; se si sente un tuono, anche apparentemente lontano, il temporale è a pochi chilometri e bisogna raggiungere subito un riparo. Prima di riprendere le attività all'aperto è bene aspettare almeno 30 minuti dall'ultimo tuono.
All'aperto:
- il riparo migliore è un edificio chiuso; in alternativa un'auto con finestrini e portiere chiusi e antenna della radio abbassata;
- stare lontani da alberi isolati, pali, ombrelli e da tutto ciò che è alto e appuntito; non restare l'elemento più alto in un'area aperta;
- evitare il contatto con grandi strutture metalliche come recinzioni e ringhiere, che possono condurre la corrente; i piccoli oggetti metallici non attirano i fulmini.
In montagna: scendere subito di quota, evitando creste, vette, scale metalliche e vie ferrate, e interrompere le arrampicate. In gruppo non bisogna tenersi per mano e occorre restare ad almeno 10 metri di distanza l'uno dall'altro. Grotte, bivacchi e fienili sono meno sicuri di un edificio: se si usano, meglio stare lontani da pareti e ingressi. Se si è costretti a restare all'aperto, tenere i piedi uniti, evitare di sedersi o sdraiarsi a terra e, se possibile, accovacciarsi su materiale isolante.
Al mare o al lago: uscire subito dall'acqua e allontanarsi dalla riva e dal bordo delle piscine, perché il fulmine può provocare folgorazioni indirette anche a decine di metri. Le spiagge sono molto esposte, vanno evitati ombrelloni e canne da pesca, e barche e canoe, anche coperte, non offrono protezione.
In casa: restare all'interno, lontano da porte e finestre chiuse; non usare telefoni fissi con il filo e apparecchi collegati alla rete elettrica, staccando se possibile la spina di televisori e computer (cellulari e cordless si possono usare); non toccare tubature e parti metalliche collegate all'esterno; rimandare doccia e lavaggio dei piatti a fine temporale, indicativamente una o due ore. Tettoie, balconi, gazebo e verande non sono un riparo.
Una persona colpita da un fulmine non conserva alcuna carica elettrica: si può soccorrere subito, senza rischi, allertando nel frattempo i soccorsi.
Pioggia intensa e allagamenti: le buone pratiche
Secondo la Protezione Civile, i rovesci concentrano grandi quantità d'acqua in poco tempo su aree ristrette e in città possono allagare improvvisamente strade e sottopassi quando la rete fognaria va in crisi. In queste situazioni sono utili anche le buone pratiche della campagna nazionale Io non rischio per il rischio alluvione:
- non scendere in cantine, seminterrati e garage per mettere al sicuro oggetti o l'auto;
- se ci si trova al piano terra o in un seminterrato, salire ai piani superiori, senza usare l'ascensore;
- evitare sottopassi, argini e ponti; anche pochi centimetri d'acqua in movimento possono far perdere il controllo dell'auto o farla spegnere;
- limitare l'uso del telefono, per lasciare libere le linee ai soccorsi, e seguire le indicazioni delle autorità.
Per chi è alla guida, la Protezione Civile raccomanda di ridurre la velocità o fermarsi brevemente in un'area di sosta, aspettando che passi la fase più intensa del rovescio, che raramente dura più di mezz'ora.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra temporale e rovescio?
Il temporale è caratterizzato da fulmini e tuoni; il rovescio è una precipitazione intensa e di breve durata da nubi convettive, che può verificarsi anche senza attività elettrica.
Esiste l'allerta rossa per i temporali?
No. Per i temporali il livello massimo previsto è l'arancione; l'allerta rossa riguarda il rischio idrogeologico e idraulico.
L'auto protegge dai fulmini?
Sì: se non c'è un edificio vicino, la Protezione Civile indica come riparo l'auto con finestrini e portiere chiusi.
Quanto bisogna aspettare prima di uscire di nuovo?
Almeno 30 minuti dopo l'ultimo tuono udito.
Dove si controlla l'allerta per il proprio comune?
Sui canali ufficiali della propria Regione e del Comune.




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