La NASpI, Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, è l'indennità mensile di disoccupazione che l'INPS paga ai lavoratori dipendenti che hanno perso il lavoro senza averlo scelto. Si chiede online, entro un termine preciso, e l'importo dipende dalle retribuzioni degli ultimi quattro anni. Negli ultimi due anni le regole sono cambiate su alcuni punti importanti, soprattutto per chi si è dimesso da un posto a tempo indeterminato e poi ha perso un nuovo impiego. Ecco come funziona oggi, con i valori aggiornati a ottobre 2026.
Che cos'è la NASpI e a chi spetta
La NASpI è stata introdotta dal decreto legislativo n. 22 del 2015 e sostituisce le vecchie ASpI e mini-ASpI. Come spiega il Ministero del Lavoro, spetta ai lavoratori dipendenti che hanno perso involontariamente l'occupazione. Rientrano anche:
- gli apprendisti;
- i soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato;
- il personale artistico con rapporto subordinato;
- i dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione;
- dal 1° gennaio 2022, gli operai agricoli a tempo indeterminato di cooperative e consorzi che trasformano e commercializzano prodotti agricoli e zootecnici.
Sono invece esclusi i dipendenti a tempo indeterminato della pubblica amministrazione e, salvo l'eccezione appena citata, gli operai agricoli, che hanno una disoccupazione specifica.
I requisiti: stato di disoccupazione e 13 settimane di contributi
Per avere la NASpI servono due condizioni:
- stato di disoccupazione involontaria: il rapporto deve essere finito per licenziamento, scadenza del contratto a termine o altre cause non volute dal lavoratore;
- almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l'inizio della disoccupazione.
Fino al 2021 serviva anche aver lavorato almeno 30 giornate effettive nei dodici mesi precedenti. Questo requisito è stato eliminato dalla legge di Bilancio 2022 (legge n. 234/2021) per gli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2022, come indicato dalla circolare INPS n. 2 del 2022.
Dimissioni volontarie: quando la NASpI non spetta e la nuova regola dal 2025
Chi si dimette di propria volontà, in linea generale, non ha diritto alla NASpI. Ci sono però casi in cui la cessazione non è considerata volontaria: le dimissioni per giusta causa, quelle presentate durante il periodo tutelato di maternità o paternità e alcune risoluzioni consensuali raggiunte nella procedura di conciliazione prevista dalla legge n. 604/1966.
Dal 1° gennaio 2025 la legge di Bilancio 2025 ha aggiunto un requisito pensato per chi lascia un posto stabile e poco dopo perde un nuovo lavoro. Se nei dodici mesi precedenti la perdita involontaria del lavoro il lavoratore si è dimesso (o ha firmato una risoluzione consensuale) da un rapporto a tempo indeterminato, per accedere alla NASpI deve aver maturato almeno 13 settimane di contribuzione dopo quella cessazione volontaria. Lo ha chiarito l'INPS con la circolare n. 98 del 2025, illustrata nel comunicato stampa dell'INPS di giugno 2025. Il nuovo lavoro poi perso può essere sia a tempo determinato sia indeterminato. La regola non cambia l'importo né la durata dell'indennità.
Un altro caso riguarda le cosiddette dimissioni per fatti concludenti, introdotte dall'articolo 19 della legge n. 203/2024 (il "Collegato lavoro"): se il lavoratore resta assente senza giustificazione oltre il termine previsto dal contratto collettivo o, in mancanza, per più di quindici giorni, il datore di lavoro può comunicarlo all'Ispettorato del lavoro e il rapporto si considera risolto per volontà del lavoratore. Con la circolare n. 154 del 22 dicembre 2025 l'INPS ha chiarito che questa cessazione, essendo volontaria, non dà accesso alla NASpI. La regola non si applica se il lavoratore dimostra di non aver potuto comunicare i motivi dell'assenza per forza maggiore o per un fatto imputabile al datore di lavoro. Se invece il rapporto finisce con un licenziamento disciplinare, anche legato all'assenza, oppure il lavoratore presenta dimissioni per giusta causa, la NASpI resta possibile, purché ci siano gli altri requisiti.
Ad agosto 2026 il Ministero del Lavoro ha inoltre precisato che le vittime di violenza di genere costrette a dimettersi per proteggersi possono ottenere la NASpI: quando situazioni oggettive e documentate, come molestie o minacce, rendono impossibile raggiungere il luogo di lavoro in sicurezza, la cessazione è considerata involontaria ed equiparata alle dimissioni per giusta causa (messaggio INPS n. 2540 del 3 agosto 2026).
Consiglio: prima di dimettersi da un contratto a tempo indeterminato per un nuovo impiego, conviene sapere che, se il nuovo rapporto finisce entro poche settimane, la NASpI potrebbe non spettare. In caso di dubbi sulla propria situazione, è utile rivolgersi a un patronato o direttamente all'INPS.
Quanto si prende: la formula e i valori per il 2026
L'importo si calcola sulla retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni: si divide la retribuzione imponibile ai fini previdenziali per il numero di settimane di contribuzione e si moltiplica il risultato per 4,33. Poi si applica questa regola:
- se la retribuzione media è pari o inferiore alla soglia annuale, la NASpI è il 75% della retribuzione media;
- se è superiore, si aggiunge al 75% della soglia il 25% della differenza tra la retribuzione media e la soglia.
L'indennità non può comunque superare un tetto massimo, aggiornato ogni anno. Per il 2026 i valori sono stati fissati dalla circolare INPS n. 4 del 28 gennaio 2026.
| Voce | Valore 2026 |
|---|---|
| Soglia della retribuzione di riferimento | 1.456,72 euro |
| 75% della soglia | 1.092,54 euro |
| Importo massimo mensile lordo | 1.584,70 euro |
| Esempio: retribuzione media di 1.200 euro | 900 euro (75% di 1.200) |
| Esempio: retribuzione media di 2.000 euro | 1.228,36 euro (1.092,54 + 25% di 543,28) |
Gli importi sono lordi: sull'indennità si applicano le ritenute fiscali previste.
Quanto dura e come si riduce nel tempo
La NASpI dura per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni. Non si contano i periodi contributivi già usati per pagare precedenti indennità di disoccupazione. Chi ha lavorato con continuità per quattro anni può arrivare a circa due anni di indennità.
L'importo non resta fisso. Dal 1° gennaio 2022 si riduce del 3% al mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Per chi alla data della domanda ha già compiuto 55 anni, la riduzione parte dall'ottavo mese.
Come e quando presentare la domanda
La domanda si presenta all'INPS solo per via telematica: dal sito dell'Istituto, accedendo con la propria identità digitale, oppure tramite un patronato, che offre assistenza gratuita. Il termine è di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro ed è un termine di decadenza: chi lo supera perde il diritto all'indennità per quell'evento.
La data in cui si fa domanda incide anche sulla decorrenza:
- se la domanda è presentata entro l'ottavo giorno dalla cessazione, la NASpI decorre dall'ottavo giorno successivo alla fine del rapporto;
- se è presentata dopo, decorre dal giorno successivo alla domanda.
Chi riceve la NASpI deve partecipare alle misure di politica attiva proposte dai servizi per l'impiego: iscrizione alla piattaforma SIISL e sottoscrizione del patto di servizio con il Centro per l'impiego. Chi vuole avviare un'attività autonoma può chiedere la NASpI anticipata: per le domande presentate dal 2026, la legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025) ha stabilito che l'anticipazione non è più pagata in un'unica soluzione, ma in due rate: la prima pari al 70% dell'importo e la seconda, pari al restante 30%, al termine della durata teorica della NASpI e comunque entro sei mesi dalla domanda, come precisato dall'INPS con il messaggio n. 1215 del 7 aprile 2026.
Domande frequenti
Chi si dimette ha diritto alla NASpI?
In genere no. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa e quelle presentate durante il periodo tutelato di maternità o paternità, oltre ad alcune risoluzioni consensuali raggiunte in sede di conciliazione. Le dimissioni per fatti concludenti, cioè per assenza ingiustificata prolungata, non danno diritto alla NASpI.
Quante settimane di contributi servono?
Almeno 13 settimane nei quattro anni precedenti la disoccupazione. Chi negli ultimi dodici mesi si è dimesso da un contratto a tempo indeterminato deve averne maturate almeno 13 dopo quelle dimissioni.
Qual è l'importo massimo della NASpI nel 2026?
1.584,70 euro lordi al mese, secondo la circolare INPS n. 4 del 2026.
Entro quando va presentata la domanda?
Entro 68 giorni dalla fine del rapporto di lavoro, per via telematica sul sito INPS o tramite patronato.
Da quando inizia a diminuire l'importo?
Dal sesto mese di fruizione si riduce del 3% al mese; per chi aveva già 55 anni al momento della domanda, dall'ottavo mese.




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