Le imprese italiane dell'industria e dei servizi segnalano vendite in accelerazione nei primi nove mesi del 2026 e prevedono un aumento dell'occupazione entro fine anno, ma il rincaro dell'energia pesa sui margini. È il quadro del sondaggio congiunturale della Banca d'Italia, pubblicato venerdì 6 novembre.

Fatturato e lavoro

Tra le aziende con almeno 20 addetti, il 46% ha indicato un fatturato in crescita rispetto allo stesso periodo del 2025, contro il 19,8% che ha segnalato un calo. Il saldo sale così a 26 punti, il valore più alto dal 2022, anche per effetto di listini cresciuti più in fretta. Nella manifattura le indicazioni di crescita tornano a prevalere su quelle di contrazione.

Sul fronte dell'occupazione, il 31,6% delle imprese prevede più addetti nel 2026 e il 18,5% meno. Le ore lavorate restano in territorio positivo, con un miglioramento nell'industria e giudizi più favorevoli nei servizi.

Energia, utili e liquidità

L'aumento dei prezzi energetici ha fatto salire i costi di acquisto di beni e servizi e ridotto i margini di profitto, mentre le valutazioni delle imprese del settore energetico sono peggiorate in modo netto. Nonostante questo, l'81,4% delle aziende di industria e servizi conta di chiudere l'esercizio in utile e tre su quattro giudicano la propria liquidità più che sufficiente per l'attività.

La domanda di prestiti bancari è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al semestre precedente, mentre il miglioramento delle condizioni di accesso al credito si è attenuato.

Investimenti ed edilizia

La maggior parte delle imprese ha confermato i piani di investimento per il 2026 e per il 2027 si attende un'ulteriore crescita della spesa. Nelle costruzioni la produzione continua ad aumentare, ma a un ritmo molto più lento: il saldo scende a 12 punti, circa la metà del 2025, e le attese per il 2027 indicano un rallentamento. Cala anche la quota di imprese edili che attribuisce un effetto positivo al Pnrr.

Fonti: Banca d'Italia · ANSA · Teleborsa

L’autore