Lo sciopero generale è la forma più ampia di protesta collettiva prevista in Italia: lavoratori di settori diversi, pubblici e privati, si astengono dal lavoro nello stesso giorno. Proprio perché coinvolge anche treni, ospedali, scuole e uffici, è sottoposto a regole precise che servono a proteggere i diritti di chi usa i servizi. Ecco come funziona, chi controlla il rispetto delle norme e quali servizi restano garantiti.
Il diritto di sciopero nella Costituzione
La base di tutto è l'articolo 40 della Costituzione, che in una sola frase stabilisce: «Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano». Lo sciopero è quindi un diritto riconosciuto ai lavoratori, ma il legislatore può fissarne i limiti, soprattutto quando entra in conflitto con altri diritti protetti dalla Carta, come la salute, la libertà di circolazione o l'istruzione.
Per i cosiddetti servizi pubblici essenziali il quadro è fissato da una legge specifica, approvata nel 1990 e modificata in modo importante nel 2000, che tiene insieme il diritto dei lavoratori a protestare e quello dei cittadini a ricevere almeno i servizi fondamentali.
Sciopero generale e servizi pubblici essenziali: la legge 146 del 1990
La norma di riferimento è la legge 12 giugno 1990, n. 146, aggiornata dalla legge 83 del 2000. Riguarda i servizi che garantiscono diritti della persona tutelati dalla Costituzione: tra questi la sanità, l'igiene pubblica, la protezione civile, la raccolta dei rifiuti, l'amministrazione della giustizia, i trasporti pubblici locali, ferroviari e aerei, l'istruzione, le poste, le telecomunicazioni e l'informazione radiotelevisiva.
Quando uno sciopero generale tocca anche questi settori, i sindacati devono rispettare alcuni obblighi:
- Preavviso minimo: la proclamazione deve arrivare almeno dieci giorni prima. Contratti e accordi di settore possono prevedere termini più lunghi.
- Comunicazione scritta: vanno indicate la durata, le modalità e le motivazioni della protesta.
- Prestazioni indispensabili: anche durante lo sciopero deve essere assicurato un livello minimo di servizio, definito da contratti, accordi o, in mancanza, dalle regole provvisorie della Commissione di garanzia.
- Informazione agli utenti: le aziende e le amministrazioni che erogano il servizio devono avvisare il pubblico almeno cinque giorni prima dell'inizio dello sciopero.
La legge prevede un'eccezione: preavviso minimo e indicazione della durata non sono obbligatori quando lo sciopero è proclamato in difesa dell'ordine costituzionale o per protestare contro gravi eventi che mettono a rischio l'incolumità e la sicurezza dei lavoratori. Se questa eccezione si applichi davvero a un caso concreto può diventare oggetto di contestazione, come è successo con lo sciopero generale del 3 ottobre 2025, che la Commissione di garanzia aveva giudicato illegittimo per il mancato preavviso.
La Commissione di garanzia e le regole sui tempi
A vigilare sul rispetto delle norme è la Commissione di garanzia per l'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. I suoi componenti sono scelti tra esperti di diritto costituzionale, diritto del lavoro e relazioni industriali, su designazione dei presidenti di Camera e Senato, e sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Un decreto del 2011 ha ridotto il numero dei membri a cinque, presidente compreso.
La Commissione valuta se le regole concordate tra aziende e sindacati sono adeguate e, se mancano, può adottare una regolamentazione provvisoria. Controlla inoltre la cosiddetta rarefazione oggettiva, cioè l'intervallo minimo che deve passare tra due scioperi che colpiscono lo stesso servizio o lo stesso bacino di utenti, anche se proclamati da sindacati diversi. Esistono poi i periodi di franchigia, legati alle festività e ai grandi spostamenti, nei quali gli scioperi nei servizi essenziali non sono ammessi.
Secondo una delibera della Commissione del 2003, ricordata in una ricostruzione del Post sul ruolo del Garante, uno sciopero è considerato generale quando coinvolge contemporaneamente la totalità dei settori. In questi casi alcuni limiti vengono applicati in modo meno rigido, per esempio quelli sulla durata massima della prima azione di protesta.
Fasce di garanzia: quali treni viaggiano
Per chi si sposta in treno, la regola più importante è quella delle fasce di garanzia. Nel trasporto regionale i treni sono assicurati nei giorni feriali dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, le ore in cui viaggiano studenti e pendolari. Dal 2025 la Commissione, in assenza di un nuovo accordo tra le parti, ha esteso la tutela anche ai giorni festivi, con le fasce dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21, come riportato da Italia Oggi.
Per la media e lunga percorrenza non esistono fasce orarie ma un elenco di treni garantiti, pubblicato dalle imprese ferroviarie. Nella pagina sui treni garantiti in caso di sciopero, Trenitalia precisa anche che i convogli già in viaggio all'inizio della protesta arrivano a destinazione se questa è raggiungibile entro un'ora; dopo questo limite possono fermarsi in una stazione intermedia.
| Regola | Cosa prevede | Riferimento |
|---|---|---|
| Preavviso | Almeno 10 giorni prima dello sciopero | Legge 146/1990, art. 2 |
| Avviso agli utenti | Almeno 5 giorni prima, a cura di chi eroga il servizio | Legge 146/1990, art. 2 |
| Treni regionali nei feriali | Garantiti dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21 | Accordo di settore del 1999 |
| Treni regionali nei festivi | Garantiti dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21 | Regolamentazione della Commissione, 2025 |
| Media e lunga percorrenza | Viaggiano i treni inseriti nell'elenco dei garantiti | Elenchi delle imprese ferroviarie |
| Precettazione | Adottata almeno 48 ore prima, salvo urgenza o conciliazione in corso | Legge 146/1990, art. 8 |
La precettazione: chi la decide e quando
Quando uno sciopero rischia di causare un pregiudizio grave e imminente ai diritti degli utenti, l'autorità pubblica può intervenire con un'ordinanza, chiamata comunemente precettazione. Se il conflitto ha rilevanza nazionale o interregionale, la decide il presidente del Consiglio o un ministro delegato; negli altri casi il prefetto. Può arrivare su segnalazione della Commissione di garanzia oppure, nei casi urgenti, per iniziativa dell'autorità stessa.
L'ordinanza va adottata non meno di 48 ore prima dell'inizio dello sciopero, a meno che sia ancora in corso un tentativo di conciliazione o ci siano ragioni di urgenza. Può rinviare la protesta, ridurne la durata o imporre livelli minimi di servizio. Chi la ritiene illegittima può fare ricorso al tribunale amministrativo.
Consiglio: nei giorni che precedono uno sciopero controllate sul sito o sull'app della vostra azienda di trasporto l'elenco dei treni garantiti e gli eventuali aggiornamenti. Se il vostro viaggio cade fuori dalle fasce protette, valutate per tempo un orario diverso o un'alternativa, e verificate nelle condizioni di trasporto come chiedere il rimborso del biglietto.
Domande frequenti
Quanto prima deve essere annunciato uno sciopero generale?
Se coinvolge i servizi pubblici essenziali, almeno dieci giorni prima, con l'indicazione scritta di durata, modalità e motivazioni. Gli utenti devono essere informati almeno cinque giorni prima.
Durante uno sciopero dei treni viaggiano tutti i regionali delle fasce garantite?
Nelle fasce dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21 dei giorni feriali, e dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21 dei festivi, il servizio regionale deve essere assicurato. Fuori da questi orari le corse possono essere cancellate.
Chi può fermare o limitare uno sciopero?
La Commissione di garanzia può segnalare irregolarità e chiedere modifiche ai sindacati. L'ordinanza di precettazione spetta invece al presidente del Consiglio o a un ministro delegato per i conflitti nazionali e al prefetto per quelli locali.
Cosa rischia chi sciopera in modo irregolare?
La legge prevede sanzioni per lavoratori, sindacati e aziende che non rispettano le regole, ma il tipo e l'importo dipendono dal caso concreto. Per una situazione personale conviene rivolgersi al proprio sindacato o a un consulente del lavoro.





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