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Giardino d’inverno: come trasformare il terrazzo in una stanza da vivere tutto l’anno

Con i primi freddi il terrazzo si svuota: i cuscini tornano in cantina, le sedie si impilano in un angolo e quello spazio, che d’estate era il cuore della…

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Giardino d’inverno: come trasformare il terrazzo in una stanza da vivere tutto l’anno

Con i primi freddi il terrazzo si svuota: i cuscini tornano in cantina, le sedie si impilano in un angolo e quello spazio, che d’estate era il cuore della casa, resta a guardare dietro i vetri fino a primavera. 

Eppure, basta poco per immaginarlo diverso: una stanza luminosa affacciata sui tetti, dove leggere al sole di gennaio o fare colazione circondati dalle piante.

È l’idea del giardino d’inverno, un desiderio molto diffuso soprattutto in città come Milano, dove ogni metro quadrato recuperato vale moltissimo. 

Ma prima di sceglierne gli arredi c’è una domanda da porsi: si può fare davvero?

Cos’è un giardino d’inverno (e cosa non è)

Il giardino d’inverno è uno spazio vetrato addossato alla casa, pensato per catturare la luce e il calore del sole e renderli disponibili anche nei mesi freddi. 

In ambito edilizio la sua forma più regolamentata è la serra bioclimatica: una struttura trasparente che funziona come un “cuscinetto” termico tra interno ed esterno, riducendo i consumi energetici dell’abitazione.

Proprio qui sta il punto che molti sottovalutano: una serra bioclimatica non è una stanza in più nel senso tradizionale. Non può essere riscaldata con un impianto, non deve diventare un nuovo locale abitabile e deve rispettare precise caratteristiche tecniche per essere considerata tale.

Veranda, pergola bioclimatica o giardino d’inverno: le differenze

Le tre soluzioni vengono spesso confuse, ma hanno natura e regole molto diverse.

  • Veranda: è una chiusura vetrata che crea a tutti gli effetti nuovo volume e nuova superficie. Per questo richiede in genere un titolo edilizio più impegnativo ed è spesso difficile da ottenere, soprattutto in condominio.

  • Pergola bioclimatica: è una copertura a lamelle orientabili, aperta sui lati, che protegge dal sole e dalla pioggia. Rende il terrazzo più vivibile in primavera e in autunno, ma non lo trasforma in uno spazio chiuso.

  • Serra bioclimatica: è chiusa e vetrata come una veranda, ma nasce con una funzione di risparmio energetico. Se rispetta i requisiti previsti dai regolamenti edilizi, può essere realizzata senza essere conteggiata come nuova volumetria.

Permessi e regole: prima ancora del progetto

È il momento in cui emergono più dubbi, ed è anche quello in cui il ruolo dell’architetto diventa decisivo: prima di disegnare la struttura bisogna capire se e a quali condizioni sia realizzabile. 

A Milano, per esempio, le serre bioclimatiche sono disciplinate dall’articolo 131 del Regolamento Edilizio, che fissa una serie di requisiti da verificare uno per uno.

Lo racconta bene un progetto seguito da Paradisiartificiali, studio di architettura a Milano che ha progettato una serra bioclimatica sul terrazzo di un ultimo piano, curando anche tutta la verifica dei requisiti necessari alla sua realizzazione, poi presentata con una SCIA.

Tra i parametri controllati:

  • superficie: la serra deve restare sotto il 15% della superficie utile dell’appartamento a cui è collegata. In questo progetto specifico gestito dallo studio, 6,75 mq su circa 70 mq, cioè il 9%;

  • trasparenza: almeno metà dell’involucro deve essere vetrato con serramenti ad alte prestazioni termiche;

  • apribilità: oltre un terzo della superficie deve potersi aprire, per ventilare d’estate. Per questo nel progetto alcune vetrate fisse sono state sostituite da serramenti a saliscendi ed è stato aggiunto un lucernario apribile;

  • schermature: servono dispositivi mobili capaci di ridurre almeno del 70% l’irraggiamento estivo, per evitare l’effetto forno;

  • risparmio energetico: la serra deve ridurre in modo misurabile il fabbisogno di energia dell’abitazione;

  • orientamento: la facciata deve essere rivolta entro 45 gradi rispetto al sud;

  • locali retrostanti: il soggiorno affacciato sulla serra deve continuare a ricevere luce e aria a sufficienza.

A questo si aggiungono il regolamento condominiale e l’impatto sulla facciata: nel progetto milanese la serra è stata studiata in modo da dialogare con le persiane, i parapetti e le proporzioni dell’edificio esistente.

Luce, esposizione e comfort termico

Un giardino d’inverno funziona solo se è progettato per il luogo in cui sorge. L’esposizione a sud garantisce il massimo apporto di sole nei mesi freddi, ma impone di pensare fin dall’inizio a come proteggersi d’estate: tende, frangisole, aperture contrapposte che creano correnti d’aria. 

Contano anche la scelta dei vetri, che devono isolare senza oscurare, e una parte di superficie opaca dove serve, per esempio verso il tetto, per contenere il surriscaldamento.

Come arredarlo da stanza, non da esterno

Una volta chiarito che si può fare, la sfida diventa di progetto d’interni: il giardino d’inverno deve possibilmente sembrare una continuazione della casa, non un balcone chiuso. Ecco alcuni accorgimenti.

  • Continuità con il soggiorno: pavimenti, colori e materiali che richiamano l’interno fanno percepire la serra come parte dell’abitazione.

  • Arredi adatti: tessuti resistenti alla luce, legni e fibre naturali che sopportano gli sbalzi di temperatura, imbottiti sfoderabili.

  • Il verde come architettura: fioriere, piante rampicanti e qualche esemplare scenografico, come un acero giapponese in un vaso smaltato, costruiscono un filtro tra la serra e la città.
    Nel progetto milanese di Paradisiartificiali, le fioriere lungo il parapetto e le pergole con tenda ai lati della serra fanno di tutto il terrazzo un unico paesaggio.

  • Luci per la sera: lampade da terra, piccole sospensioni e punti luce bassi rendono lo spazio accogliente anche quando fuori è buio.

Affidarsi a un interior designer a Milano, come lo studio di Paradisiartificiali, in questa fase significa trasformare una struttura tecnica in un ambiente con un’identità propria.

Tre destinazioni d'uso

Un giardino d'inverno non ha una funzione sola. Proprio perché nasce come spazio di passaggio tra la casa e l'esterno, può prendere forme diverse a seconda di come lo si vuole vivere. Conviene deciderlo fin dall'inizio, perché la scelta orienta tutto il resto: arredi, luci, tende, perfino la disposizione delle piante.

Il primo uso, il più spontaneo, è il living. Qui il giardino d'inverno diventa il prolungamento del soggiorno, un angolo dove rallentare. Bastano un divano basso, un tappeto morbido che scaldi il pavimento e una poltrona girata verso la luce, per leggere al sole anche nelle giornate più fredde.
È il luogo del caffè della domenica mattina e delle chiacchiere al tramonto, quando il cielo sopra i tetti si colora e la stanza sembra sospesa tra dentro e fuori.

Il secondo è lo studio, sempre più richiesto da chi lavora da casa. Una scrivania rivolta verso la vista permette di sfruttare la luce naturale per tutta la giornata, con un beneficio sulla concentrazione che nessuna lampada può dare. Servono però alcune attenzioni: tende o schermature regolabili per evitare i riflessi sullo schermo, una seduta comoda e qualche pianta che addolcisca l'ambiente e separi idealmente il tempo del lavoro da quello della casa.

Il terzo è la sala da pranzo, forse la più scenografica. Un tavolo al centro della serra trasforma le colazioni d'inverno in un piccolo rito e le cene in un'occasione speciale, circondati dal verde e con le luci della città sullo sfondo. In questo caso conviene scegliere sedute facili da spostare e studiare l'illuminazione serale con cura: una sospensione sopra il tavolo e qualche punto luce basso tra le piante bastano a creare un'atmosfera calda e raccolta.

Il punto di vista di Paradisiartificiali

Per lo studio milanese, il giardino d’inverno è l’esempio perfetto di un progetto in cui architettura e interior design non possono essere separati. Lo studio ha infatti già progettato e arredato un giardino d’inverno sul terrazzo di un condominio di Milano. Ha quindi l’esperienza che serve per gestire in toto progetti di questo tipo.

Prima vengono le verifiche: capire se il terrazzo ha i requisiti, quali vincoli pone il regolamento, come la nuova struttura si inserirà nell’edificio. 

Solo dopo arriva il disegno dello spazio e della sua atmosfera. È questo approccio, rigoroso nella fattibilità e attento all’emozione dell’abitare, a trasformare un terrazzo inutilizzato d’inverno in una stanza da vivere tutto l’anno.

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